Partorire a casa

Posted by on Apr 22, 2014 in Il medico risponde | 0 comments

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Aspetto un bambino e con mio marito si discute sulla possibilità di partorire in casa. Nei paesi nordici è abbastanza normale, ma qui il ginecologo è fermamente contrario. Lei cosa ne pensa?

una futura mamma

Partorire a casa è diventato, nei paesi occidentali, più l’eccezione che la regola. Il motivo è legato alle possibilità che l’ospedale offre di un’assistenza immediata pluridisciplinare, sia per la partoriente sia per il neonato (ginecologo, pediatra ed anestesista), in caso di complicazioni. Esistono tuttavia alcune correnti di pensiero che ribadiscono che, la tranquillità e l’intimità della casa, la rendono il luogo ideale per la nascita di un bambino. Per costoro partorire in casa significa non “medicalizzare” un evento naturale, evitando il ricorso eccessivo all’uso della ventosa ed al taglio cesareo. Gli eventuali maggiori rischi sarebbero, tra l’altro, compensati dalla diminuzione della probabilità di contrarre infezioni e dai benefici in termini psicologici. I sostenitori del parto in ospedale ricordano che l’assistenza medica ha portato ad una drastica riduzione della mortalità perinatale. Nessuno, d’altra parte, sembra più disposto oggi a correre il rischio di veder morire il neonato al momento del parto, un evento che solo l’assistenza ospedaliera può rendere remoto. A mio avviso la soluzione migliore rimane quella del parto ambulatoriale, in altre parole la possibilità di recarsi in ospedale solo al momento del travaglio, e far ritorno, subito dopo a casa. Una scelta favorita dagli sforzi che ospedali e cliniche hanno fatto per rendere le sale parto sempre più simili ad un ambiente familiare. La presenza del padre, la possibilità di scegliere la posizione più comoda e l’assistenza discreta del personale medico restituiscono, anche al parto in ospedale, un’atmosfera serena, pur evitando i rischi dovuti ad eventuali complicazioni.

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